Il museo dà ampio spazio alla ricerca scientifica, finanziando studi sull'ambiente naturale della Valle d'Aosta.
Negli anni sono stati sviluppate ricerche faunistiche (ungulati, chirotteri, avifauna, lepidotteri, ecc.), floristiche (flora vascolare, licheni, macromiceti), limnologiche e idrogeologiche.
Quasi tutte le ricerche sono state pubblicate sulla Revue Valdôtaine d'Histoire Naturelle o sulle Monografie del Museo.
Il progetto di ricerca si pone l’obiettivo di fornire un protocollo di monitoraggio della biodiversità attraverso l'indagine di presenza, distribuzione e abbondanza di meso- e macro-mammiferi all'interno dei Siti Natura 2000 della Regione Autonoma Valle d'Aosta mediante l'applicazione di metodi di raccolta, gestione ed analisi dei dati innovativi.
In Italia sono considerati Mesomammiferi tutte le specie selvatiche la cui taglia in età adulta varia tra quelle, incluse, della volpe (Vulpes vulpes) e della donnola (Mustela nivalis). Relativamente ai macro-mammiferi, particolare attenzione verrà data ai due grandi carnivori che stabilmente o sporadicamente sono presenti in Valle d'Aosta: lupo e lince.
L'area di studio coincide con i seguenti Siti Natura 2000: Mont Avic Mont Emilius – ZPS IT1202020; Val Ferret – ZPS IT1204030; Ambienti glaciali del Monte Rosa – ZPS IT1204220; Zona umida di Les Iles di Saint Marcel – ZPS IT1205070.
I metodi di indagine di campo adottati sono: la ricerca e l'analisi di indici di presenza diretti e indiretti delle specie in esame e il trappolamento fotografico.
Il primo metodo prevede la raccolta di indici di presenza (IP) relativi alle specie oggetto di indagine. Per indici di presenza si intende qualsiasi segno relativo alla presenza e all’attività di una determinata specie in un’area di studio. Gli IP si possono rilevare in modo indiretto tramite la raccolta e lo studio di escrementi, orme, tracce, piste, resti di pasto o altri indici oggettivamente diagnosticabili ed attribuibili alla specie stessa, oppure in modo diretto tramite l’osservazione e/o ascolto di individui vivi e la raccolta e lo studio di individui morti. Per alcuni IP, l'attribuzione specifica potrà essere effettuata mediante l'analisi genetica. La ricerca e la raccolta degli IP viene effettuata lungo percorsi-campione, definiti all'interno dell'area di studio, che vengono effettuati a piedi e/o in auto e ripetuti a cadenze temporali regolari (mensilmente o stagionalmente).
Il trappolamento fotografico è un metodo a bassissima invasività e prevede l'utilizzo di dispositivi realizzati associando ad una fotocamera un sensore capace di far scattare automaticamente la stessa al passaggio di un corpo. Generalmente i dispositivi vengono distribuiti in punti obbligati di passaggio per le specie target e/o associati ad esche, alimentari o odorose. Il controllo può essere effettuato settimanalmente o bi-settimanalmente a seconda delle condizioni meteo, della durata delle batterie e delle caratteristiche faunistiche e morfologiche dell’area. Tale metodo consente di ottenere delle fotografie delle specie presenti nell'area di studio e, qualora sia possibile il riconoscimento individuale, permette anche di conoscerne l'abbondanza. A ciascun dispositivo è possibile associare delle trappole per peli (hair-trap) sui quali sarà poi effettuata l'analisi genetica per l'identificazione corretta delle specie nelle situazioni potenzialmente ambigue. Tale procedura risulta particolarmente utile per quelle specie che sono morfologicamente molto simili, quali ad esempio martora-faina e gatto selvatico-gatto domestico.
Il progetto è realizzato grazie all'attivazione di una borsa di ricerca di 24 mesi finanziata nell'ambito della Programmazione dell’Obiettivo 2 “Competitività Regionale ed Occupazione” 2007-2013, connessa al finanziamento del Fondo Sociale Europeo e compresa nel Programma Operativo “Occupazione” della Regione Valle d’Aosta (approvato dalla Commissione Europea con decisione CCI 2007IT052PO014 del 9 novembre 2007), bando 2009. Titolare della borsa è la PhD Lolita Bizzarri, responsabile della ricerca è il Prof. Marco Apollonio dell'Università degli Studi di Sassari.
Soggetti coinvolti nella ricerca:
Dal 2007 il Museo Regionale di Scienze Naturali monitora, con l'ausilio di specialisti, la presenza del Gufo reale in Valle d'Aosta in ottemperanza al protocollo di intesa adottato nel 2006 (DGR 1819, 23 giugno 2006) tra Regione Autonoma Valle d'Aosta, Ente Parco Nazionale Gran Paradiso, Ente Parco Naturale Mont Avic e Museo Regionale di Scienze Naturali per l'esecuzione di uno studio sulla presenza del Gufo reale in Valle d'Aosta, specie inserita nell'allegato I della Direttiva Uccelli (79/409 CEE) e per la quale devono essere previste misure speciali di conservazione per quanto riguarda l’habitat, per garantirne la sopravvivenza e la riproduzione nella loro area di distribuzione. Gli incarichi di monitoraggio e studio affidati dal Museo al Dr. Roberto Facchini e alla Dr. Gianna Bosio, hanno permesso, nel periodo 2008/2010, di verificare la presenza del Gufo reale in Valle d'Aosta e localizzarne gli eventuali siti di nidificazione. Nel corso del 2008 il monitoraggio ha interessato il settore più occidentale della Valle; in particolare La Valdigne e le valli laterali di Valgrisenche, La Thuile, Ferret e Veny e la valle del Gran San Bernardo. Nel 2009 è stata analizzata l'area del fondovalle della Dora Baltea compresa tra i comuni di Châtillon e Pré-Saint-Didier nella fascia altimetrica posta sotto i 1200 metri di quota. Il 2010 infine, a completamento delle attività degli anni precedenti, ha previsto il monitoraggio dei siti in aree di fondovalle e di alcuni siti posti nella Valle di Ayas e nel vallone di Saint-Barthelémy. Dalla ricerca compiuta la specie risulta presente con buone densità solo nella bassa valle, mentre si rivela discontinua o carente la densità di popolazione sulla restante porzione del fondovalle che attraversa la media e l'alta valle. Gli studi effettuati hanno inoltre permesso di analizzare le minacce per la sopravvivenza della specie e i principali fattori di mortalità (modificazione degli habitat, diminuzione delle prede, avvelenamento da prodotti chimici, collisioni contro automobili, treni, cavi sospesi, elettrocuzione, disturbo causato da attività sportive, uccisioni indirette) e definire utili linee guida per le misure di conservazione rivolte principalmente alla mitigazione dell'impatto delle linee elettriche poste nelle vicinanze dei siti di nidificazione e alla limitazione e regolamentazione delle attività sportive sulle pareti di nidificazione. Al fine di favorire la sensibilizzazione dell'opinione pubblica verso le problematiche legate all'affascinante mondo dei rapaci notturni, nell'ambito della stessa ricerca, il Museo ha infine organizzato una serata divulgativa sul Gufo reale nell’estate 2009.